Ladri Di VHS: Horror

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martedì 6 ottobre 2015

GOODNIGHT MOMMY

Regia: Veronika Franz, Severin Fiala
Origine: Austria
Anno: 2015
Durata: 99'
Attori protagonisti: Susanne WuestLukas SchwarzElias Schwarz

Dopo un'operazione di plastica facciale una madre torna bendata a casa dai figli. Lo stress post-operatorio è tanto e il suo carattere sembra risentirne. Troppo violente le punizioni date ai figli e troppo poco l'affetto e il tempo che la madre ritaglia per loro. Tanto che agli occhi dei figli la donna che si trova davanti loro non sembra affatto essere la madre. I due danno dunque vita a una ricerca della verità.


Il dubbio che chi ci sta accanto non sia chi crediamo è uno dei temi standard dei film dell'orrore (vedi i vampiri, zombie, fantasmi) e Goodnight Mommy improvvisa sul tema in modo eccellente. La frase "e se quella non fosse nostra madre?" è al centro della sceneggiatura, attorno stanno piccoli eventi che si infilano una volta nella casella del "sì è lei" e l'altra in quella "no non è lei". Più si va avanti nella ricerca della verità più il dubbio che neanche i bambini siano quello che noi crediamo cresce tanto che arrivati già a metà film non si sa da che parte stare. Questo è un bene perché le scene di tortura lavorano su più livelli nella nostra mente ripugnandoci fisicamente e mentalmente perché se è davvero difficile concepire il parricidio, ancora più arduo è  prenderne parte. Specie se non si sa dove schierarsi. Non c'è niente di paranormale (anche se alcuni furbi trick del duo Franz-Fiala potrebbero trarci in inganno) i mostri ce li abbiamo in testa e l'immaginazione di due bambini basta a fare di un bendaggio post-operazione chirurgica una maschera orrorifica. Bastano innocenti omissioni a mettere su un gigantesco complotto.



Goodnight Mommy è uscito a pochissima distanza da Babadook ma il suo essere diametralmente opposto al film della Kent sembra quasi rivelare delle intenzioni: la pazzia qua si muove in una casa austera sì, ma dall'architettura razionale e piena di luce. Sembra essersi creata da sola, su misura della madre. Con un arredamento studiato nei minimi particolari ma andando a togliere, offuscando indizi sul precedente aspetto della madre, sul suo lavoro e sulla vera composizione della famiglia. Il bianco e la natura la fanno da padrone, una casa uscita da un catalogo ma perché intenzionalmente il "vissuto" deve mancare. Bimbi "fastidiosi" non perché scassacazzo ma perché evidentemente disturbati, e una madre che ai mille dettagli dell' interpretazione di Essie Davis oppone addirittura una maschera, un bendaggio che non dovrebbe mettere paura, perché non concepito come travestimento (forse, perché su questo dubbio si basa il film). Bendaggio tanto riuscito e inquietante quanto banale l'uso che si fa del volto di Susanne Wuest una volta scoperto. E sopratutto la svolta finale così uguale a quella di Babadook (ma a personaggi invertiti) da far sorridere. Goodnight Mommy non è purtroppo un film perfetto. Trucchetti ingiustificatamente forvianti e un finale precipitoso e prevedibile non rendono giustizia al resto della pellicola e al modo delicato, naturale e onirico di farci cacare addosso.

   


Isaia Panduri

martedì 2 dicembre 2014

V/H/S: VIRAL


Regia: Nacho Vigalondo, Marcel Sarmiento, Gregg Bishop,
Justin Benson, Aaron Scott Moorhead
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 81'
Attori principali: Emmy Argo, Emilia Ares Zoryan, Justin Welborn

La saga di VHS è una delle cose più interessanti successe all'horror negli ultimi anni. Se REC è un esempio di perfetto found footage, originalissimo ma in un certo senso capace di serietà. Un girato che sembra amatoriale ma non opera di uno sprovveduto. I vari VHS hanno spinto un po' più in là il limite tra quello che la tecnica può e non può permettersi. Sin dal primo episodio hanno introdotto una certa dose di erotismo, di ironia e autoironia. Hanno strizzato l'occhio all'internet dei revenge porn, dei film gonzo e di YouReporter. Toccando punte altissime di reportage giornalistico in Safe Heaven.



È proprio internet a entrare nel mirino del terzo capitolo della saga. È evidente sin dalla cornice quanto il progetto sia diventato più ambizioso ( una grandiosa raccolta di video mostruosi destinati a diventare virali. Mostruosità che infetterà poi gli utenti della rete). Nel primo racconto, Dante the Great (la storia di Dante, un illusionista che deve la propria fortuna a un mantello magico) si sperimenta il mix di mockumentary e fiction canonica. Idea audace ma il risultato è più che incerto. La fusione delle due tecniche fa sembrare l'episodio più un trailer che un racconto compiuto. Meglio riuscito è Parallel Monsters, l'idea di un ragazzo che scopre una versione mostruosa della propria realtà è surreale. Viviamo il suo stesso incubo, un incubo che incuriosisce e non ripugna. L'idea dietro Bonestorm invece non si capisce quale sia e non si capisce in che modo la storia dovrebbe metterci paura o sorprenderci. Quattro ragazzetti fanno skate in Messico e per sbaglio evocano una super squadra di zombie.


Il gioco della saga VHS è quello di darti qualcosa di appetitoso e di togliertelo da sotto il naso proprio mentre stai per gustartelo. Quest'intuizione ha contribuito a creare storie che intrigano, che non stancano. Ne vorresti una dopo l'altra all'infinito. Qui però si esagera. Il migliore episodio viene rovinato da una caduta di stile voluta e per questo forse fastidiosissima. Molte bellezze anche qua, ma manca del tutto la carica erotica di alcune vignette precedenti. La cornice è troppo elaborata e si scopre troppo presto. La funzione anticipatrice della pellicola rovinata è poco funzionale e l'effetto glitch risulta freddo e superfluo. Aspettando di poter vedere Gorgeous Vortex (episodio a quanto pare rimosso, e dalle foto trapelate in rete anche molto interessante) noi continuiamo a tifare per il progetto VHS. Da qui in poi però con le dovute riserve.




Isaia Panduri

venerdì 17 ottobre 2014

HORNS


Regia: Alexandre Aja
Origine: USA, Canada
Anno: 2013
Durata: 123’
Attori protagonisti: Daniel Radcliffe, Juno Temple

Qualche tempo fa mi sono ritrovato a vedere il trailer di questo film, presentato a Toronto l’anno scorso ma di prossima uscita nelle sale di tutto il mondo. Se esistesse un genere apposito per quei film mediocri in grado di creare enormi aspettative se condensati in due minuti e mezzo, probabilmente Horns sarebbe in una dignitosissima (?) Top100 di tutti i tempi.



L’autore della storia è Joe Hill, nome d’arte di Joseph Hilltrom King, figlio di un certo Stephen che ha causato microinfarti a intere generazioni con IT e altre simpatiche storielle per bambini. Hill abbandona il nome del padre per evitare di passare per “il figlio di” e fa bene, scrive buoni romanzi e realizza fumetti di spessore come Locke & Key. Purtroppo però, il suo Horns è finito nelle mani di Alexandre Aja.


La storia è abbastanza semplice e viene svelata nei primissimi minuti: lui ama lei, lei ama lui, qualcuno ammazza lei, il mondo incolpa lui. E fino a qui tutto bene. Al povero Ignatius Perrish, interpretato da Daniel Radcliffe, non resterà che cercare il vero assassino. È a questo punto che Joe Hill si ricorda di essere figlio di Stephen King e lancia la bomba. Ig Perrish si sveglia con delle corna da diavolo che gli danno l’abilità di far mostrare le persone che lo circondano per ciò che sono veramente, facendo emergere tutto il male che può celarsi dietro gli abitanti di un paesino sperduto tra le montagne. No, non è Twin Peaks anche se l’ambientazione è simile. Interagendo quindi a giro con tutti i personaggi che lo circondano arriverà alla verità.


D’accordo, potrebbe sembrare figo, allora dov’è la fregatura? Il problema di questo film è la sua incapacità di scegliere cosa essere. Parte come fiaba per adulti per diventare un thriller psicologico, si trasforma in un film dell’assurdo tendente al grottesco e termina con scene splatter da b-movie anni ’70. Il risultato è un minestrone di generi che fa perdere incisività al film, soprattutto nella sua seconda metà con tanto di cazzatona finale condita da tonnellate di computer grafica.


Una buona idea realizzata male. Probabilmente per mancanza di coraggio da parte di Aja che, nel tentativo di fare un film adatto a un range più ampio di persone, realizza un film inconsistente che sembra quasi cambiare regista e sceneggiatore ogni venti minuti solo per coprire più generi possibile. Si salva Radcliffe, anche se si limita al suo senza riuscire a toccare i picchi di emotività raggiunti in Kill You Darlings, buona la prova di Juno Temple, divertenti alcune gag presenti nella “parte grottesca” del film. Per il resto, film evitabile.





Ingmar Bèrghem

giovedì 21 agosto 2014

LO SQUALO



Regia: Steven Spielberg
Origine: USA
Anno: 1975
Durata: 119'
Attori protagonisti: Roy Scheider, Robert Shaw, Richard Dreyfuss

L'isola di Amity è minacciata dalla presenza di uno squalo particolarmente feroce. Il capo della polizia Martin Brody e l'oceanografo Matt Hooper fanno squadra contro il tentativo del sindaco di minimizzare l'accaduto. Partono alla ricerca dell'animale sulla barca di Quint. Un esperto marinaio specializzato nella cattura di squali.



Per la prima metà del film si può provare orrore solo nei confronti della comunità di Amity, guidata dall'ottuso sindaco intento a difendere gli interessi economici della cittadina che vive di turismo balneare. Nella prima ora lo squalo è ancora una generica creatura marina e il chiacchiericcio è il vero protagonista, interrotto con ritmo da suggestive soggettive subacquee in cui vediamo lo sgambettare dei bagnanti e da scene in cui lo spettatore stesso fa il bagno tra la gente. Quando lo squalo appare è seguito dal primo brandello umano che cade sul fondale. Da qui in poi c'è solo l'avventura, l'animale diventa quasi uno strano amico, che più che incutere timore sorprende gli eroi che mai si erano trovati così vicini a un essere di così poderosa bellezza.



Nel 1975 Spielberg dirige il suo terzo film. In The Jaws ritroviamo le caratteristiche che hanno reso Duel e Sugarland Express due piccoli capolavori; la tensione e la cura per la caratterizzazione dei personaggi. Non solo dei protagonisti (uomini combattuti a volte fragili ma con il ruolo di eroe stampato in faccia) ma anche della coralità di fondo. Per la prima volta poi ci vengono presentati gli elementi peculiari del suo cinema. L'avventura, il fantastico, l'ingenuità nella scoperta e la rivalsa grazie al superamento dei limiti personali, e sopratutto la sapienza nell'uso degli effetti speciali. Un uso avveniristico più che maturo. Il cinema di Spielberg vive nel rapporto tra l'autore e gli effetti speciali, un cinema in cui la gigantesca testa di uno squalo può entrare dalla finestra, gli alieni possono parlare con la musica e diventare i nostri migliori amici e in cui i dinosauri possono giocare con noi a nascondino. Ma sempre fuori da paradossi e cadute di stile. Spielberg è il maestro nel dare voce a quegli aspetti dell'umanità ancora da svezzare. Più passano gli anni, più il cinema d'intrattenimento si riempie di sofisticazioni, più l'arte di Spielberg ci parla di un'innovazione in punta di piedi. Di una sintesi che non è mai approssimazione o leggerezza. Ci parla dell'amore per lo sconosciuto che per essere abbattuto va prima studiato e interiorizzato. 



Isaia Panduri




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