Ladri Di VHS: Action

66° Berlin International Film Festival

A Berlino dall'11 al 21 Febbraio 2016.

69° Festival de Cannes

A Cannes dall'11 al 22 Maggio 2016.

73° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

A Venezia dal 31 Agosto al 10 Settembre 2016

Visualizzazione post con etichetta Action. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Action. Mostra tutti i post

venerdì 10 aprile 2015

FURIOUS 7


Regia: James Wan
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 140'
Attori principali: Paul Walker, Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster, Dwayne Johnson, Ludacris, Tyrese Gibson, Jason Statham, Kurt Russell

Chi vi scrive è uno che tra i pochi DVD acquistati e custoditi gelosamente ha il primo capitolo della saga, di cui conosce tutte le battute a memoria, che quando pensa a “film d’azione” pensa a Point Break, non perché ormai viene citato ogni due minuti quando si parla di F&F ma perché “Oh ma come si chiamava il film quello là coi surfisti con le maschere” mio padre me lo chiede in media una volta l’anno dal ’94.



Partiamo col dire una cosa, i film della saga di F&F non sono film per tutti. In genere quest’espressione viene riservata per film particolarmente impegnativi ma in questo caso è l’esatto contrario. Se da piccolo non hai sognato di guidare una Supra arancione con improbabili adesivi sulle fiancate, il piccolo tamarro che è in te non lo risvegli nemmeno con un bazooka-spara-airmax. Se invece sei uno a cui l’odore dell’olio di ricino fa un effetto simile a quello delle madeleine su Proust rievocando motorini elaborati, macchine elaborate, monopattini elaborati, lavatrici elaborate... Allora è molto probabile che anche tu sia affezionato a questa saga.


Il settimo capitolo, come tutti sapevamo, sarebbe stato per forza di cose singolare: Paul Walker, l’attore protagonista-mai-protagonista dell’intera saga, è morto quasi due anni fa a bordo di una Carrera GT. Vedere quindi un film con l’idea fissa che il protagonista a un certo punto tirerà inevitabilmente le cuoia non è esattamente il massimo. Ti impone uno stato di tensione che normalmente il film non riuscirebbe a raggiungere neanche pregando in sanscrito. Sono comunque piuttosto felice per il fatto che Brian O’Conner abbandoni in maniera dignitosa il micromondo che l’ha visto protagonista-mai-protagonista per quattordici anni.


Dopo Rob Cohen, John Singleton e Justin Lin (per quattro volte di fila) è arrivato il turno di James Wan alla regia. Tutti indignati. Tutti indignati perché un regista giovane e bravo che ha tirato fuori roba interessante ha accettato di prendere una barcata di soldi per girare un film dal successo assicurato con un budget enorme. Eggià, proprio uno stronzo.


Il risultato è facilmente prevedibile. A ogni capitolo della saga, il livello di esagerazione è andato via via crescendo sempre di più. Lasciatemelo dire, questa volta non riuscirete neanche a immaginare quanto. La saga di F&F si è evoluta passo dopo passo, partendo da un “Point Break con le macchine” fino ad arrivare a una specie di The Avengers. I personaggi non sono più uomini, sono supereroi (ricordatevi ciò che sto dicendo ogni volta che inquadreranno Dwayne Johnson aka The Rock) e quando fai un film coi supereroi prendi la realtà, la accartocci, ci fai due palleggi e la butti nel cesso. Guardare Dominic Toretto attraversare tre grattacieli a bordo di una macchina da tre milioni di euro non è un’esagerazione inverosimile, è una cosa fottutamente divertente, punto. E The Rock che abbatte un drone dotato di lanciamissili è cosa buona e giusta.


Il film risulta tecnicamente ben girato, il ritmo è elevatissimo tanto che 140 minuti scorrono senza accorgersene e c’è la solita commistione di generi che è stata introdotta coi capitoli precedenti: si ride, ci si gasa, si tenta di far scendere la lacrimuccia. Inevitabilmente chi è cresciuto con questa saga finirà per farselo piacere indipendentemente da tutto, chi la odia a prescindere probabilmente non cambierà idea. Da un punto di vista globale Fast & Furious 7 è probabilmente secondo solo ed esclusivamente al primo capitolo della saga, di cui risulta essere la degna conclusione. È già in lavorazione un ottavo capitolo per questioni puramente legate al franchising ma come avrete modo di rendervi conto, questa è l’unica e vera fine e va benissimo così.




Ingmar Bèrghem

lunedì 6 aprile 2015

BLACKHAT


Regia: Michael Mann
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 133'
Attori protagonisti: Chris Hemsworth, Tang Wei

Il buon Michael Mann è tornato ed è riuscito a mettermi nella spiacevole condizione di non sapere bene come trattare il suo ultimo film. In patria è stato massacrato e per ora il punto di pareggio per i 70 milioni di dollari di budget sembra essere irraggiungibile, è anche vero però che la critica non fu tanto gentile neanche con Public Enemies, che dopo un inizio indeciso fece il botto. Ho come il sentore però che il miracolo questa volta non si verificherà.



Blackhat è un action-cyber-thriller molto verosimile sotto certi punti di vista e totalmente inconsistente sotto altri aspetti che ruota intorno a un complotto internazionale da parte di un hacker, contro il quale interverrà l’NSA insieme al governo cinese con qualche comparsata da parte dell’MI6. È in questo contesto che scende in campo Nicholas Hathaway, Thor per intenderci, un hacker finito al gabbio per un impiego non esattamente etico delle sue capacità informatiche. La proposta è semplice: tu ci aiuti a beccare il tizio che sta facendo questo casino e noi ti facciamo uscire.



Diciamo quindi che la storia si presta a essere piuttosto banalotta e a ricordare anche troppo malamente certi film d’azione degli anni ’80 o ’90 col protagonista ipercazzuto, fortissimo, intelligentissimo e che rimorchia pure con una discreta nonchalance, cosa che cozza abbastanza pesantemente con la figura dell’hacker. D’accordo, non sono i brufoli o gli occhiali a farti creare una backdoor ma lasciate che io sia scettico nel vedere un hacker alto, biondo, con gli occhi azzurri, col pettorale da 120 kg di panca piana.



Dal punto di vista tecnico c’è veramente poco da criticare, com’è anche normale aspettarsi. Mann sa dirigere, il film è montato bene e la fotografia è sicuramente il punto forte. La sceneggiatura però risulta un po’ debole e soprattutto la storia sa di “già visto”. Un aspetto sicuramente positivo è però l’attenzione ai tecnicismi. Scordatevi hacker che comandano il tostapane col cellulare o che necessitano di “più potenza” per trovare una breccia in un sistema particolarmente protetto. Questo film fortunatamente prende le distanze in maniera netta da film come Hackers (da vedere solo per la Jolie) dove sembra che un’intrusione di sistema sia un livello di Pacman. Da un punto di vista pratico tutto ciò che viene mostrato è realmente possibile. È lodevole inoltre che pur senza avere grande dimestichezza con l’argomento credo si riesca a seguire tutto abbastanza facilmente.



In conclusione, Blackhat non è assolutamente da buttare ma lascia quel brutto retrogusto di occasione sprecata. Mann è riuscito a fare un film molto attuale nelle tematiche, senza prendersi neanche tante licenze cinematografiche su aspetti estremamente tecnici e non esattamente semplici da trattare. Purtroppo però il risultato è un film d’azione come tanti altri in cui il protagonista sa programmare, maneggiare armi da fuoco, fare a botte e mille altre cose che lo porteranno sempre e comunque a salvare il mondo dal cattivo di turno.




Ingmar Bèrghem

lunedì 15 dicembre 2014

JOHN WICK


Regia: Chad Stahelski
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 101'
Attori principali: Keanu Reeves, Willem Dafoe, Michael Nyqvist

 “Una volta gli ho visto uccidere tre uomini in un bar... Con una matita.”

Ecco chi è e cosa è John Wick, nient’altro che un ex killer che torna in azione facendo piazza pulita, niente di meno che un buon film il cui script è rimasto nel cassetto per troppo tempo, quasi due anni. Messo così, sembra un banale sparatutto come altri mille ma in realtà c’è molto di più.


John Wick pesca selvaggiamente dal cinema di Melville e dai suoi antieroi, coi loro codici d’onore che ne contraddistinguono non solo il comportamento ma anche il linguaggio, il modo di muoversi e di relazionarsi con “gli altri”. Tutte caratteristiche che Derek Kolstad è riuscito a riportare in questo hard boiled ben diretto da Chad Stahelski che a sua volta è riuscito a disseminare in questa pellicola tutta una serie di indizi che chi conosce film come Le Samouraï o Le Cercle Rouge noterà all’istante.


I personaggi si muovono all’interno di una società criminale ben organizzata, con i suoi punti di ritrovo, le sue leggi e anche una sorta di moneta interna. Tutto ciò non viene spiegato, viene solo mostrato senza alcuno straccio di giustificazione. John per godere di alcuni servizi speciali pagherà con particolari monete d’oro e farà lo stesso per entrare in certi bar o per prendere da bere e il motivo non ci interesserà minimamente, lo fa perché è quello il mondo in cui vive e va benissimo così. Non abbiamo premesse ma solo fatti.


La storia è a dir poco banale, con delle premesse apparentemente al limite dell’idiota. John faceva il killer, era il migliore sulla piazza e si è ritirato per amore della propria donna ma il figlio di un boss russo combina una cazzata che lo obbliga a rivestire i panni di Baba Yaga, Boogeyman, l’Uomo Nero, come lo chiamano tutti quelli che lo conoscono, ovvero tutti a parte questo rampollo russo interpretato da un sempre sfortunatissimo Alfie Allen (i fans di Games Of Thrones sanno il perché dello “sfortunatissimo”). Perché un aspetto su cui bisogna puntare l’attenzione è che TUTTI conoscono John Wick, lui è la leggenda, il migliore. Ciò contribuisce a strappare più di una risata in più di un’occasione facendo morire dalla curiosità di sapere cosa diavolo abbia potuto fare John per godere di un rispetto così smisurato in ogni dove.


Il film è girato sapientemente e non poteva essere altrimenti. Se ai più i nomi di Stahelski (il regista) e Leitch (il produttore principale insieme a Eva Longoria) non dicono nulla, basti sapere che il primo si è occupato delle scene di combattimento di The Matrix ed è colui che ha sostituito Brandon Lee in The Crow nelle scene di combattimento e dopo che successe il fattaccio, il secondo ha curato invece le scene di combattimento di Fight Club, Mr. & Mrs Smith e Troy. Quindi parliamo di gente che per la prima volta sta alle redini ma che ha parecchia esperienza. Infatti il risultato è più che notevole.


Il cast conta tanti bei nomi. Dal già citato Theon Greyjoy, all’instancabile Willem Dafoe, passando per il protagonista, un adattissimo Keanu Reeves, con tanti comprimari d’alto livello come Michael Nyqvist e Ian McShane. Da notare inoltre la partecipazione di tanti attori e attrici provenienti dal mondo delle serie TV che se la sono cavata bene, vedi Lance Reddick (The Wire, Fringe e altro). La scelta del cast risulta particolarmente azzeccata perché i personaggi in alcuni casi sono stati cuciti addosso agli attori. Inizialmente John Wick doveva essere un sessantenne, quando però Reeves ha dato piena disponibilità il ruolo è stato riscritto per “qualcuno non grande letteralmente ma che avesse un passato importante nel mondo dei film”, dice uno dei produttori. Allo stesso modo Dafoe fa la parte del killer della vecchia guardia, uno di quelli dal solido passato e che non ha mai sbagliato un colpo.


In definitiva, se credete che questo sia l’ennesimo filmaccio girato male, scritto peggio e interpretato da cani con frasi a effetto ed esplosioni alle spalle del protagonista, fatevi il favore di ricredervi. John Wick è un film che ammicca ai noir francesi degli anni settanta, girato bene e che riesce a intrattenere molto piacevolmente per un’ora e venti con delle scene di combattimento molto realistiche, il tutto con degli ottimi attori che si riempiono di mazzate. Consigliatissimo.





Ingmar Bèrghem

lunedì 20 ottobre 2014

THE EQUALIZER


Regia: Antoine Fuqua
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 131’
Attori protagonisti: Denzel Washington

Quando penso ai film della mia infanzia è inevitabile che la memoria vada a pescare botte, esplosioni, botte, botte, esplosioni e frasi a effetto pronunciate prima di svuotare un caricatore. No, non sono nato in una prigione ucraina, né nel Bronx ma ho avuto l’enorme fortuna di portare sulle spalle il retaggio cinematografico della decade antecedente a quella della mia nascita, il pesante fardello degli action movie degli anni ’80. Fare oggi un film in quel modo risulterebbe ridicolo e caricaturale ai limiti del trash, per intenderci, otterremmo solo tanti The Expendables. È sostanzialmente questo il motivo per cui per The Equalizer avevo aspettative nulle e forse per lo stesso motivo mi ha soddisfatto.



Antoine Fuqua ci riprova. Il regista di Training Day richiama alle armi colui che proprio con quel film vinse l’Oscar, Denzel Washington, con l’intento di mettere in piedi uno spaccatutto alla vecchia maniera. Attenzione, The Equalizer non è un film CON Denzel Washington, è un film SU Denzel Washington: Robert McCall, un ex CIA, il migliore che ci sia stato, il più addestrato, il più intelligente, dopo essersi ritirato alla soglia dei sessant’anni a vita tranquilla, si vede “costretto” a tornare attivo eliminando chiunque gli si metta davanti. Denzel Washington, un attore sessantenne, dopo tanti personaggi con semiautomatica in mano e sangue freddo a litri, torna ancora una volta a interpretare quello figo e forte e non c’è faccino giovane e fresco di Hollywood che possa reggere il confronto.



Non badate al sottotitolo che hanno dato in Italia al film, “Il vendicatore”, Robert McCall non cerca nessuna vendetta, cerca di fare una vita tranquilla. Molto semplicemente, quando assiste a un’ingiustizia, interviene a riequilibrare i piatti della bilancia e quando interviene è brutale. Userà le mani, pistole, fucili, cavatappi, bottiglie, coltelli, martelli, trapani e un orologio da polso che gli serve per cronometrarsi. Per cro-no-me-trar-si. Un tizio di sessant’anni che scommette contro l’orologio quanto tempo impiegherà per fare piazza pulita quando decide di ammazzare tutti di botte. Fine della trama.
 


Il ritmo è cadenzato, così come la routine di Robert: lavoro, pranzo coi colleghi, lavoro, cena alla tavola calda, libri, letto. A un certo punto un fattore esterno altererà questa routine. Una ragazza, una giovane prostituta interpretata da una brava Chloë Grace Moretz, che cena sempre alla sua stessa tavola calda, finisce all’ospedale con la faccia tumefatta. Da qui Robert farà a pezzi un’organizzazione criminale russa (perché negli action degli anni ’80 i cattivi o sono russi o sono vietnamiti, no doubt) con tutta la nonchalance del mondo.



Non ho spoilerato. Questo film ha una trama talmente banale che sappiamo come finirà ancora prima che inizi. L’unico dubbio che può sfiorarci la mente è se Robert McCall farà la fine del John Creasy di Man On Fire o se riuscirà a salvarsi. Ma questo non è importante, può sicuramente essere un punto debole del film ma non si guarda sicuramente qualcosa del genere aspettandosi chissà che intreccio. In conclusione ci troviamo di fronte a due ore di buon intrattenimento ben girato, ben interpretato, sicuramente scritto senza uno straccio di idea nuova ma sicuramente godibile per tutti gli amanti del genere.






Ingmar Bèrghem

giovedì 13 febbraio 2014

BULLET TO THE HEAD


Regia: Walter Hill
Origine:  USA
Anno: 2012
Durata: 92'
Attori Principali: Sylvester Stallone

La pochezza di idee che negli ultimi anni ha colpito gran parte del cinema Hollywoodiano è abbastanza evidente: tra remake, reboot e saghe infinite non sa più da dove attingere idee e complice questa situazione stagnate, in questi tempi bui si è assistito ad un revival dell'action americano che imperversava negli anni '80 che fece sognare la mia generazione con i suoi eroi tutti muscoli e non troppo cervello atti a risolvere i problemi tra incredibili scene d'azione ed ironia.
Le uscite recenti di questo filone hanno assunto un tono ancor più parodistico, effetto voluto per far presa su un pubblico di nostalgici ma la qualità della quasi totalità di queste è molto bassa e non basta resuscitare le vecchie mummie di Stallone e Schwarzenegger per generare episodi convincenti.
L'eccezione si presenta quando a prendere il comando ad un progetto revival è un regista navigato di nome Walter Hill che nel corso della sua carriera ha dimostrato le sue indubbie doti di regista e che coglie la palla al balzo per confezionare uno degli action americani più riusciti degli ultimi anni.


La trama è estremamente semplice: "James Bonomo, conosciuto come Jimmy Bobo (Sylvester Stallone), è un killer che uccide a pagamento. Vede uccidere il suo compagno d'affari e dovrà allearsi con un poliziotto, il cui ex compagno è stato fatto fuori dagli stessi malavitosi, per scoprire la verità e fare giustizia." (fonte Wikipedia), la sceneggiatura quindi non offre particolari guizzi ma questo non è affatto un problema, il tutto è congeniale per favorire l'azione e in questo film non mancano momenti di vera goduria dove è possibile gustarsi uno Stallone finalmente ben sfruttato per quello che è, certamente non un grande attore dal punto di vista recitativo ma non è questo un film dove si ha bisogno quel tipo di capacità, il nostro Sly è dotato di fisicità e di un viso unico, in un contesto come questo la sua maschera è perfettamente funzionale al tutto e nessuno meglio di lui sarebbe stato adatto al ruolo interpretato.


Altro plauso da fare alla regia di Hill che anche in questo episodio conferma i suoi ottimi standard, finalmente un regista americano che decide di fare un film d'azione senza infarcirlo con dosi nauseanti di computer grafica e decide anzi di puntare sulla spettacolarizzazione dei movimenti dei suoi personaggi, cercando di proporre delle coreografie di combattimento che si avvicinano al modello dei film d'azione asiatici senza però cercarne la stessa perfezione stilistica e lasciando quanto basta del grezzo stile di combattimento tipico dell'action americano in un mix ottimamente riuscito (vedere il combattimento finale per credere). Ciliegina sulla torta una colonna sonora rock 'n roll che scandisce il ritmo galoppante di quest'opera di 90 minuti di puro intrattenimento.




Axel Spinelli

Cerca nel sito